Panorama teorico

La Psicologia Umanistica

La psicologia umanistica si  sviluppa negli Stati Uniti intorno agli anni quaranta – sessanta, diventa un vero e proprio movimento psicologico nel 1962, quando un gruppo di psicologi si riunisce attorno ad Abraham Maslow (1908-1970) per fondare una nuova associazione, “American Association for Humanistic Psychology”,  il cui programma prevedeva di “studiare le dinamiche emozionali e le caratteristiche comportamentali di un’esistenza umana piena e vitale”. Presto questo movimento viene denominato la “terza forza” della psicologia, alternativa alla psicologia oggettivistica e meccanicistica del comportamentismo e della psicoanalisi classica. Gli psicologi e psicoterapeuti che si riconoscono in questo movimento condividono idee e principi che li distinguono nettamente dal resto della comunità scientifica psicologica, ma non hanno di fatto un unico punto di riferimento teorico e metodologico. Il principale e comune obiettivo è, comunque, quello di esplorare le caratteristiche del comportamento e la dinamica delle emozioni di una vita umana piena e sana. Gli elementi che accomunano tutti i diversi approcci umanistici sono: Centralità ed unità della persona: il centro di interesse psicologico diventa la persona come individuo unico e peculiare. In questo quadro è solo l’incontro io-tu, ‘da persona a persona’ a dare significato alla relazione psicologica; per poter afferrare l’esperienza soggettiva è necessario che lo psicologo/psicoterapeuta riesca a condividere il mondo dell’altro come “un tutto in relazione”. Il punto di riferimento è l’opera“Io e tu” di Martin Buber  filosofo tedesco di origine ebraica (1878-1965),  e specificamente, la forte sottolineatura data da questo autore al rapporto “io-tu” come condizione essenziale per promuovere il pieno sviluppo di ogni persona (1957), per cui il senso fondamentale dell’esistenza umana è da rintracciarsi nel principio dialogico, (la capacità di stare in relazione), ed il centro della psicoterapia è l’incontro io-tu, la relazione da persona a persona, il principale agente di cambiamento è dato dalla relazione terapeutica; Riferimento all’approccio fenomenologico: È il cliente il vero esperto della propria esperienza personale; il significato dell’esperienza del cliente è nell’esperienza stessa; per lo psicologo e lo psicoterapeuta è centrale comprendere in modo empatico la “struttura di riferimento interna” del cliente stesso; Fiducia nella tendenza attualizzante: ogni persona ha dentro di sé la tendenza alla crescita, alla autoregolazione, alla autorealizzazione; ha, inoltre, la capacità di autoconsapevolezza. Il sé è un centro di intenzionalità impegnato in una ricerca costante di significato. Un contributo particolarmente significativo in questa direzione viene dalle ricerche del neurologo clinico Kurt Golstein (1878-1965) che presenta una teoria integrata e globale dell’organismo, la teoria organistica, olismo: la personalità come unità integrata individuale, l’organismo è una organizzazione dinamica delle funzioni psichiche, che non possono essere considerate separatamente, ma solo nella loro interazione-integrazione nel processo di accomodamento con l’ambiente; Fiducia nella capacità umana di autodeterminazione: la scelta e la volontà sono aspetti centrali del funzionamento umano; le persone non sono determinate solo dal loro passato o dal loro ambiente, ma sono agenti attivi nella costruzione del loro mondo. Nello statuto della “American Association for Humanistic Psychology” si legge: «Come terza forza della psicologia contemporanea, la psicologia umanistica, si interessa di argomenti che hanno avuto uno spazio limitato nelle teorie e nei sistemi esistenti: ad esempio, amore, creatività, sé, crescita, organismo, bisogno fondamentale di gratificazione, autorealizzazione, valori superiori, essere, divenire, spontaneità, gioco, umorismo, affetto, naturalezza, calore, trascendenza dell’io, oggettività, autonomia, responsabilità, significato, fair-play, esperienza trascendentale, esperienza culminante, coraggio e concetti relativi». Nel 1964 a Old Saybrook, nel Connecticut, si tiene la prima conferenza che raccoglie psicologi (tra cui Gordon Allport, J.F.T. Bugental, Charlotte Buhler, Abraham Maslow, Rollo May, Gardner Murhpy, Henry Murray e Carl R. Rogers) e umanisti provenienti da altre discipline (come Jacques Barzun, Rene Dubos e Floyd Matson). Nell’agosto 1970 si tiene presso la Nuova Università di Amsterdam il primo congresso internazionale di psicologia umanistica.

Negli anni successivi sono soprattutto Maslow, Rollo May (1909-1994) e Carl R. Rogers (1902-1987) i propulsori di questo nuovo movimento.

Abraham  H. Maslow (1908/1970) … la genesi della psicologia della salute

 Maslow elaborò il suo approccio alla personalità a partire dallo studio di persone sane e creative, riteneva che in ogni persona vi sia un’attiva volontà che mira alla salute, un ’impulso alla crescita e all’attuazione delle potenzialità umane. Dopo aver iniziato la propria carriera come psicologo sperimentale, la carriera accademica lo porta, infatti, a contatto con Thorndike e Watson, si interessò in seguito al problema della motivazione di cui propose un’ interpretazione olistico-dinamica, entrando in contatto con Kurt Goldstein e Andras Angyal, che sostenevano appunto una visione olistica della personalità e parte dell’assunto della inscindibilità tra individuo e ambiente, compresi in un’unica unità.  In Motivazione e Personalità (1974) elaborò una classificazione gerarchica delle motivazioni (la “piramide dei bisogni”) che dai bisogni primari e fisiologici (cibo, acqua, impulsi sessuali ecc.) giunge a quelli superiori di ordine etico-cognitivo (appartenenza, stima, sicurezza, amore ecc.).

Rollo May (1909/1994)     …  la psicologia umanistica-esistenziale

 Allievo del teologo Paul Tillich, e formatosi come psicoanalista con la guida di Erich Fromm, introduce nella psicologia americana il pensiero di Kierkegaard (filosofo e teologo danese) e dell’esistenzialismo, quest’ultimo  pone in rilievo la struttura fondamentale dell’esistenza come essere-nel-mondo (Dasein), in cui l’uomo è visto come creatore di un mondo personale di valori e di significati. Rollo May insieme a C.Rogers, possono definirsi i padri fondatori del counselling, una sua frase recitava così: “Quello che tu sei, parla così forte che non riesco a capire cosa dici”.

Carl R. Rogers(1902/1987) …  l’approccio centrato sulla persona

 ”Ogni organismo è animato da una tendenza intrinseca a sviluppare tutte le sue potenzialità e a svilupparle in modo da favorire la sua conservazione e il suo arricchimento. “(Rogers e Kinget, 1965). Dopo i suoi primi studi di agraria, Rogers si iscrive all’università del Wisconsis, dove però dedica gran parte del suo tempo agli studi religiosi (1919), nel 1921 viene scelto come delegato degli USA alla conferenza a Pechino dell’Associazione Mondiale degli Studenti Cristiani. Nel 1924 sposa Helen. Si scrive all’Union Theological Seminary” dove incontra Goodwin Watson, William h. Kilpatrick (allievo di John Dewey) e Leta Hollingworth. Qui viene introdotto agli studi psicologici. Nel 1926 lascia gli studi religiosi per dedicarsi a quelli psicologici: si iscrive al Teachers College della Columbia University, dove segue, le lezioni di E.L. Thorndike e Leta Hollingworth, nel 1928 comincia la collaborazione con l’Institute for child Guidance, dove viene introdotto alla psicoanalisi e all’uso sistematico dei test. Assiste tra l’altro, anche alle lezioni di A. Adler. Si interessa sempre più alla psicoterapia nelle sue diverse forme: terapia ambientale, terapie espressive e del gioco, in modo particolare si interessa alla terapia interpretativa o di insight. Nel 1936 conosce l’opera di Otto Rank (arrivato negli USA nel 1929 e i suoi allievi Jessie Taft e Frederick Allen, da cui assume l’importanza della: 1. Relazione terapeutica in sé, 2. Della comprensione come scopo della relazione, 3. Della volontà del paziente come fattore di crescita in terapia, NEL 1939 Rogers pubblica The Clinical Treatment of the Problem Child in cui riporta come condizioni necessarie per ogni terapeuta: obiettività, rispetto per la persona, comprensione di sé, una buona conoscenza della psicologia. Nel 1942 pubblica Counseling and Psychotherapy in cui usa la parola “cliente” al posto di “paziente”. Per descrivere il proprio approccio, Rogers usa i termini CENTRATO SUL CLIENTE, e NON DIRETTIVO. La consulenza non direttiva consiste di tre fasi: 1.rilassamento, le tecniche usate dal terapeuta sono l’accettazione semplice ed il riflesso dei sentimenti, 2. insight, 3.azioni fondate sulla base dell’insight. Nel 1945 Rogers arriva a Chicago col mandato di costruire il primo Counseling Center dell’Università. Nelle opere di questi anni, Rogers sposta l’attenzione dalle tecniche all’atteggiamento generale del terapeuta nel confronti del cliente: a). fiducia nella capacità di crescita e autorealizzazione del cliente, b). capacità di creare un’atmosfera di accettazione e comprensione. Nel 1951 (Chicago) Rogers pubblica Client-Centered Therapy, e comincia a sottolineare l’importanza del concetto di congruenza, ripreso dal gruppo di Atlana, ma diventa conosciuto in psicoterapia grazie a Rogers. Nbegli stessi anni sostituisce al termine “accettazione”, quello di considerazione positiva incondizionata. Nel 1956 riceve il primo “Distinguished Scientific Contribution Award” dall’APA. In California, nel 1964 Rogers comincia la sua collaborazione col “Western Behavioral Sciences Institute””, ed è impegnato  al lavoro di facilitazione dei gruppi d’incontro, nel 1979 viene pubblicato On Encounter Groups, e al lavoro relativo all’educazione, nel 1971 Rogers pubblica Freedom to Learn. Fonda “The Center for Studies of the Person”, nel 1977 pubblica On Personal Power. Secondo la visione della natura umana di Rogers, l’uomo è innanzi tutto un organismo inscindibile di psiche e soma, corpo, emozioni e spirito, ha una natura positiva ed è degno di fiducia. L’essere umano ha in sé una forza, un’energia, diretta allo sviluppo delle capacità utili al riscatto dai condizionamenti della natura e della società, e capacità utili al suo mantenimento, alla sua autoregolazione e autorealizzazione.
Rogers chiama questa energia interiore: “Tendenza Attualizzante”,   una spinta vitale, innata, in tutti gli organismi viventi che  rappresenta  il costrutto motivazionale della teoria,  la scintilla da cui sboccia l’evoluzione dell’uomo, della specie, della natura, che imprime selettivamente una direzione costruttiva allo sviluppo verso la differenziazione, l’ integrazione, l’ espansione, la piena realizzazione degli aspetti sani e creativi.

Tra i vari autori con orientamento diverso che presero parte al Convegno del Minnesota del 1940, che vide portare alla luce il manifesto della psicologia umanistica ritroviamo Fritz Perls (1893-1970) sviluppa la terapia della Gestalt, G.Allport, K. Lewin, C. Bùhler, C. Rogers e altri. La “terza forza” ha di fatto generato un largo spettro di approcci che si espandono sempre più: tra questi, la bioenergetica  (Wilhem Reich e Alexander Lowen), il movimento della consapevolezza sensoriale (Moshe Feldenkreis), il focusing (Eugene Gendlin), la psicologia di incontro (Carl R. Rogers e Will Schults) la terapia razionale-emotiva (Albert Ellis), la terapia della realtà (William Glasser), la psicosintesi (Roberto Assagioli), la logoterapia (Viktor Frankl), la terapia familiare (Virginia Satir), la programmazione neuro-linguistica (Richard Bandler e John Grinder).

Fonti: